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XV-XVIII sec.

L'alimentazione dei contadini nel Medioevo

Il cibo ha avuto un ruolo centrale nella storia dell’umanità. Parlare dell’alimentazione nel Medioevo significa affrontare un aspetto fondamentale della società del periodo, in cui a brevi fasi d’abbondanza si alternano periodi di carestia. Il forte senso di insicurezza, di precarietà e di paura che pervade gran parte di questa fase storica crea un atteggiamento nei confronti del cibo molto particolare. E, in effetti, esso diviene un vero e proprio status symbol: chi mangia ha potere, e mangiare per chi è affamato significa compiere un’azione esagerata, vorace, quasi violenta.

In questoperiodo l'alimentazione doveva essere composta per lo più da fichi secchi, focacce di cereali minori, latte e latticini di pecora, castagne, minestre di legumi e, in epoca di carestia, di erbe selvatiche e prodotti del sottobosco.

Sicuramente carni e selvaggina apparivano di rado sulla tavola contadina.  Sulla tavola imbandita del ceto nobile e dei potenti apparivano diverse qualità di carni arrostite, come viene sempre raffigurato in dipinti dell'epoca. Le carni dei maiali, allevati allo stato brado, costituivano merce di scambio e al contempo fornivano il lardo usato come condimento.
Le bevande erano acqua fresca o acidulata con i residui della lavorazione del vino, poiché quest' ultimo era destinato alla vendita.